Añadido: May 16, 2008
De: arcoparente
Duración: 5:42
Clessidra non correre più contro il tempo la goccia che fa traboccare il vaso sta già cadendo giù oltre lo spazio che c'è tra te e me Clessidra non correre più Alberi in fiamme che nessuno ha mai visto solo tu eri in grado di fermare il tempo ma sei rimasta lì ad osservare tutti gli uccelli che si misero a gridare E come gli uccelli che caddero dal cielo tutti i bambini non subirono di meno in quella terra di ghiaccio persero le piume e tu come una madre li accarezzi prima della morte Ma come stai ancora racchiudi il tuo segreto Ogni granello è una mia anima sei dura come sempre e come sempre bella Ma ormai è tempo di fermarci la fine è arrivata non si morrà più qui Partiamo Clessidra hai ucciso abbastanza sei piena di vita Adesso andiamo Clessidra faremo un altro mondo tutto nostro _Ho scritto il testo di Clessidra, brano colonna sonora dell'omonimo lavoro audio-visivo, immaginando un rapporto, come vecchi amanti, tra lo spazio, entità terrena, fisica e mortale, e il tempo, entità spirituale quasi divina che non ha né inizio né fine. Lo spazio cerca di convincere il tempo a fermare la sua inarrestabile e cinica avanzata, consapevole che ciò comporta l'autodistruzione di entrambi, e a sacrificarsi per diventare meno crudele, conscio del fatto che l'uno non esisterebbe senza l'altro. I protagonisti dell' audio-visivo sono invece due giovani amanti: lei torna nel posto in cui i due si conobbero (soggettiva nelle prime e nelle ultime scene in un parco-giochi vuoto); lui in casa mentre trascorre gli ultimi momenti prima del suicidio (soggettiva intervallata da piani sequenza dei ricordi del loro primo incontro). Il montaggio è realizzato in base ad una linea temporale che segue l'alternarsi tra passato, in un cui i protagonisti appaiono nei ricordi luminosi e rallentati, e presente che, nelle rispettive soggettive dei protagonisti, si pone su un piano temporale diverso rispetto ai due amanti. Ho preso spunto dal flashback e dalla segmentazione di presente e passato che si mescolano tra loro, segni tipici del regista Quentin Tarantino, e dal genio di Dziga Vertov e Ejzenstejn che usavano l'occhio della macchina per creare, attraverso il montaggio, un nuovo mondo visivo di sensazioni personali, che imprimevano sulla pellicola attraverso una rielaborazione e interpretazione della realtà. Il tempo si può plasmare a proprio piacimento e lo spazio può apparire anche il contrario di quello che è realmente. Infatti, mentre la soggettiva di lui è dei momenti che precedono il suo suicidio, la soggettiva di lei è di ciò che avviene dopo il suicidio dell'amante. L'occhio della telecamera è l'occhio dei protagonisti che hanno un'incontro immaginario di sensazioni nel momento in cui si buttano l'una per gioco dallo scivolo, l'altro per cadere nel vuoto. Le visioni dei due amanti si incontrano sia in un tempo e in un luogo comune ad entrambi, sia in frammenti spazio-temporali dissociati. Lo spazio diventa teatro di rappresentazioni del nostro io, lo specchio della nostra visione di ciò che ci circonda, che muta, anche per l'occhio dello spettatore. Specchio dei tempi, delle religioni, delle culture, delle usanze e dei colori che ci appartengono. Nasce il documentario che riprende il vero, e in opposizione un documentario che fa apparire del tutto vero il falso, che con una favola ingegnosamente ben architettata fa apparire ciò che vediamo, reale. Se sia vero ciò che vediamo o falso, siamo partecipi di un' esperienza esterna al nostro mondo e ai nostri canoni, emozionandoci ognuno in modo diverso, ma consapevolmente attratti. Mentre il tempo, invulnerabile, avanza a capo chino attraverso lo spazio, trasformando tutto ciò che tocca... "Il tempo fugge e non s'arresta un'ora".
Categoría: Music
Tags: acustico agraria arco calabria casa catanzaro clessidra effetto elettrico parentela spazio suicidio tempo
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